Ortodonzia

s11

Prof. Giulio Alessandro Bonetti

s8

Lucia Zanotti

Ortodonzia: che cos’è?

L’Ortodonzia è quella branca dell’Odontoiatria che si occupa del buon allineamento dei denti e del corretto contatto tra le arcate dentarie.
Tuttavia il termine più appropriato è quello di Ortodonzia intendendo così che il fine di questa terapia non è soltanto quello di “raddrizzare i denti”, ma di porre in corretto rapporto anche le strutture ossee che danno sostegno ai denti, mirando ad ottenere una buona masticazione, una estetica del sorriso, l’armonia del viso nel suo complesso.

A che età si consiglia di portare un bambino dall’Ortodontista?

E’ consigliabile una prima visita attorno ai 5-6 anni. A questa età è possibile individuare i rari casi di anomalie di crescita scheletrica che necessitano un intervento precoce. Per la maggior parte dei pazienti, invece, è opportuno attendere il periodo dello sviluppo, cioè intorno agli 11-13 anni, momento nel quale il bambino cresce velocemente e si completa la permuta dei denti.

Quando iniziare la terapia ortodontica?

Una delle domande che viene fatta più di frequente dai genitori all’ortodontista, al proprio dentista, o al pediatra, è quale sia il momento più opportuno per iniziare il trattamento di una malocclusione.

Ai genitori che desiderano cominciare il trattamento precocemente pensando “prima si comincia prima si finisce”, oppure “non voglio arrivare troppo tardi”, o anche “l’osso nei bambini piccoli è più morbido e quindi il movimento dei denti è più rapido e meno doloroso”, spieghiamo che se è vero che in presenza di alcuni tipi di malocclusione è estremamente importante intervenire precocemente per ottenere risultati soddisfacenti, è pur vero che nella maggior parte dei casi questo non è necessario. Infatti i ragazzi in età pediatrica sono macchine potenti, ma senza benzina. Gli ormoni che stimolano la crescita sono come la benzina: se c’è poco carburante monitoriamo il piccolo paziente e interveniamo solo quando ce n’è a disposizione una certa quantità che permetta di raggiungere velocemente i risultati desiderati, come supportato già da tempo da un’ampia evidenza scientifica.

In presenza invece di un problema solo dentario, aspettiamo che il paziente sia in una fase avanzata di permuta dentaria.

Un intervento eccessivamente precoce può essere addirittura controproducente. E’ sicuramente controindicato per il rischio di prolungare la terapia per un tempo troppo lungo (la durata media di una terapia attiva, cioè escluso il periodo di contenzione, è di circa due anni) potendo comportare così:

– perdita di collaborazione del paziente proprio nella fase finale e decisiva della terapia;

– maggiori probabilità di insorgenza di lesioni dentali e parodontali (specie con l’uso di apparecchi fissi);

– un possibile aumento del costo del trattamento.

Inoltre è opportuno ricordare che per alcune malposizioni dentarie un trattamento precoce può costituire una terapia inutile in quanto esse si riducono, o addirittura si risolvono spontaneamente con la crescita.

Tutto questo è comprensibile se si pensa che quando i denti permanenti fuoriescono dalla gengiva, intorno ai sei anni circa, hanno già la dimensione definitive, da adulto, mentre il viso e quindi le ossa in cui dovranno sistemarsi i denti sono quelle di un bambino, con ancora quindi un notevole margine di crescita.
Ci troviamo nella situazione di denti da adulto nella faccia di un bambino!
In molti casi è importante lasciare che il paziente cresca, che la natura faccia il suo corso, senza montare alcun apparecchio.

Come avviene per qualunque altra branca della medicina, ciò che deve essere precoce è la diagnosi. Quest’ultima deve essere fatta il prima possibile compatibilmente però con:
– la possibilità e/o la volontà del bambino a collaborare durante la visita;
– il manifestarsi della malocclusione;
– la capacità e l’esperienza del singolo operatore a riconoscere la patologia.

Diagnosi precoce eccezionalmente significa terapia precoce; significa possibilità di scelta del momento più opportuno di intervento. Il problema deve prima essere individuato e poi affrontato e risolto nel momento più adatto, in modo da ottenere il trattamento migliore possibile nel minor tempo. Tuttavia non tutte le patologie hanno tempistiche uguali; malocclusioni differenti possono richiedere terapie diverse in momenti diversi.
Le malocclusioni dentarie senza disarmonia scheletrica o condizioni che ne favoriscano l’insorgenza, possono generalmente essere trattate in modo efficace nelle fasi finali della permuta dentaria, cioè attorno agli 10-12 anni.
Le malocclusioni a prevalente origine scheletrica richiedono invece un trattamento precoce, cioè in dentizione decidua o mista iniziale (5-6 anni), nei casi di classe III.
La correzione di malocclusioni scheletriche di classe II può essere spesso iniziata con ottimi risultati in tarda dentizione mista, intorno ai 10-12 anni, ovvero all’inizio del picco di crescita puberale e sfruttare questa fase di intensa attività di crescita per ottenere la migliore correzione scheletrica e dentale in un arco di tempo relativamente breve (2 anni circa).

E’ quindi più che mai auspicabile che l’ortodontista esegua una valutazione precoce del piccolo paziente dal momento che i diversi tipi di malocclusioni, a volte difficili da diagnosticare per i non specialisti, possono richiedere, come già detto, un intervento in tempi estremamente differenti l’uno dall’altro.
E’ importante sottoporre i bambini a visite periodiche anche molto piccoli. E’ dovere dell’ortodontista intervenire nel momento più propizio per correggere una malocclusione ottenendo il risultato migliore nel minor tempo possibile, avendo sempre presente primariamente il benessere del piccolo paziente.

share on